E’ passato finalmente, un intero anno.
Oggi era l’anniversario della morte di papà.
Ho atteso il 20 ottobre come una liberazione, in tutti questi ultimi mesi bellissimi, intensi, produttivi, ricchi di emozioni e soddisfazioni.
Lo aspettavo e non sapevo come sarebbe stato, come mi sarei sentita, cosa avrei dovuto FARE per commemorare degnamente il mio distacco e tutto il dolore ormai quietato.

Ho pensato che forse avrei dovuto andare al cimitero a far visita a tutti gli altri miei morti, in un luogo raccolto forse avrei trovato un momento di pace e di connessione con il mio ricordo di lui.

L’idea più brillante che mi ha attraversato la mente è stata farmi un giro a Venezia, in solitaria, per salutare il mare a cui l’abbiamo restituito. Oppure avrei potuto starmene a casa a meditare, o fare una passeggiata sui monti dietro casa, per respirare per un po’ la solitudine.

Invece appena ho aperto gli occhi stamattina ho capito che quello che dovevo fare era quello che mi fa sentire meglio, che mi fa sentire libera e allo stesso tempo concentrata, la cosa che faccio tutti i giorni e che mi viene naturale quando voglio capire meglio le cose che mi stanno davanti.
Credo che non ci possa essere modo migliore di ricordarlo, se non attraverso una fotografia.
Ogni anno, da qui in avanti cercherò quello che rimane di lui.

E’ una cosa mia, intima, personale, ma che voglio mostrare nella speranza che la bellezza che io vedo possa manifestarsi anche ad altre sensibilità e amplificarsi con la condivisione.
Si chiama andiamoavanti (quello che rimane), perché sono state le ultime parole che ci ha detto papà.

 

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