Per cogliere le linee parallele, per allenarsi a vedere i pieni e i vuoti, le texture. Io cerco le forme nella città.
Per indagare il mondo come forma, consistenze, materiali.
E colori forti e colori pastello, angoli acuti e spigoli e circonferenze accoglienti e segmenti irregolari e imprevedibili.
L’uomo costruisce la sua realtà e la luce interviene e io ne (s)compongo i dettagli.
Domandandomi se non sia tra le rughe del visibile che si nasconde la verità.

Fabiana Zanola, da architetto, guarda all’ambiente urbano, visto come spazio di un’infinita varietà fenomenologica di forme e colori. Per lei fotografare significa esplorare le pluralità della visione, e catturare momenti che altrimenti si perderebbero nel caos. Una volotà ordinativa, dunque, ma anche il desiderio di cogliere l’identità, l’anima delle città visitate, estrapolandola dal magmatico fluire delle loro manifestazioni. Muri, finestre, facciate di edifici, marciapiedi, numeri civici, selciati, tombini e balconi divengono l’alfabeto di una lingua che ci parla di noi, e del nostro esserci in quei luoghi (benchè, o forse proprio perchè le persone sono assenti dagli scatti). Le immagini, assemblate in una sorta di caleidoscopio architettonico, assumono una purezza quasi astratta, e si polverizzano in una miriade di dettagli, la cui risultante, nondimeno, è superiore e diversa rispetto alla semplice somma delle parti. E’ impossibile vedere e conoscere tutti gli elementi di una città, che sono di fatto incommensurabili (senza contare che ogniuno di essi cambia costantemente nel tempo); ma queste composizioni fotografiche riescono nell’irrazionale e ardita impresas di misurare l’infinito, con la forza di uno sguardo mentale, ma non disincarnato.


(Paolo Bolpagni)